L’uomo non si creda meritevole di essere consolato, ma piuttosto di essere colpito – Imitazione di Cristo – L III Cap. LII


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É giusto, o Signore, quello che fai con me
quando mi lasci abbandonato e desolato;
perché della tua consolazione o di alcuna
tua visita spirituale io non son degno, e non
lo sarei neppure se potessi versare tante
lacrime quanto un mare.

Altro io non merito che di essere colpito
e punito, per averti offeso, spesso e in
grave modo, e per avere, in molte occasioni
peccato grandemente.

Dunque, a conti fatti, in verità, io non sono
meritevole del minimo tuo conforto. Ma tu,
Dio clemente e pietoso, per manifestare
l’abbondanza della tua bontà in copiosa
misericordia, non vuoi che l’uomo, opera
della tue mani, perisca;

inoltre ti degni di consolare il tuo servo,
anche al di là di ogni merito,in modo superiore
all’umano: ché non somigliano ai discorsi
degli uomini, le tue parole consolatrici.

O Signore, che cosa ho fatto perché tu mi abbia
a concedere qualche celeste conforto? Non
rammento di aver fatto nulla di buono; rammento
invece di essere sempre stato facile al vizio e
tardo all’emendamento.

Questa è la verità; non posso negarlo. Se dicessi
il contrario, tu ti porresti contro di me, e nessuno
verrebbe a difendermi. Che cosa ho meritato con i
mie peccati, se non l’inferno e il fuoco eterno?

Sinceramente lo confesso, io sono meritevole di
essere vituperato in tutti i modi, e disprezzato,
non già di essere annoverato tra i tuoi fedeli.

Anche se questo me lo dico con dolore, paleserò
chiaramente, contro di me, per amore di verità, i
miei peccati, così da rendermi degno di ottenere
più facilmente la tua misericordia. Che dirò,
colpevole quale sono, e pieno di vergogna?

Non ho la sfrontatezza di pronunziare parola; se
non questa soltanto: ho peccato, Signore, ho
peccato, abbi pietà di me, dammi il tuo perdono.
“Lasciami un poco; lascia che io pianga tutto il mio
dolore, prima di andare nel luogo della tenebra,
coperto dalla caligine della morte” (Gb 10,20s).

Che cosa chiedi massimamente dal colpevole, dal
misero peccatore, se non che egli si penta e si
umilii per le sue colpe? Dalla sincera contrizione
e dall’umiliazione interiore sboccia la speranza del
perdono, e ritrova se stessa la coscienza sconvolta;
l’uomo riacquista la grazia perduta e trova riparo
dall’ira futura.

Dio e l’anima penitente si incontrano in un
vicendevole santo bacio. Sacrificio a te gradito,
o Signore – sacrificio che odora, al tuo cospetto,
molto più soave del profumo dell’incenso – è
l’umile sincero pentimento dei peccatori.

É questo pure l’unguento gradito che hai voluto
fosse versato sui tuoi sacri piedi, giacché tu non
hai disprezzato “un cuore contrito ed umiliato”
(Sal 50,19).

In questo sincero pentimento si trova rifugio dalla
faccia minacciosa del nemico. Con esso si ripara e
si purifica tutto ciò che, da qualche parte, fu
deturpato e inquinato.

Quiet di Audionautix è un brano autorizzato da Creative Commons Attribution (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
Artista: http://audionautix.com

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